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La UNI EN 15628 per la formazione e qualificazione del manutentore europeo

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La norma UNI EN 15628 definisce a livello europeo le tre figure professionali e le relative competenze in ambito manutentivo.

Nell’aprile del 2007 il CEN ha pubblicato il Technical report (TR) 15628: “Maintenance – Qualification of Maintenance personnel”. Questo documento, non emesso come norma, perché non approvato dagli enti di normazione di alcuni stati europei, è fondamentale nel percorso di normalizzazione della qualificazione del personale di manutenzione negli stati dell’unione europea.

Si era arrivati al TR 15628 utilizzando, come base, le specifiche dell’EFNMS (European Federation of National Maintenance Societies), emessi dal 1998 al 2006, sui requisiti, le competenze e le responsabilità necessarie possedute dal personale di manutenzione per la qualificazione (*).

EFNMS nelle sue specifiche aveva fissato i tre livelli di classificazione, formazione e qualificazione del personale di manutenzione:

  • European Maintenance Technician Specialist
  • European Specialist in Maintenance Supervision
  • European Expert in Maintenance Management.

Utilizzando i contenuti basilari del TR 15628, CicPnd, accreditato ACCREDIA, con la collaborazione di AIMAN (Associazione Italiana di Manutenzione), ha emesso il regolamento per la certificazione del personale di manutenzione.

Quest’iniziativa ha suscitato interesse e richiesta di certificazione da parte degli addetti alla manutenzione, sia in campo civile che militare, e ha indotto l’esigenza, tra i membri della Commissione Manutenzione dell’UNI, di elaborare una norma contenente i requisiti (competenze, conoscenze e abilità) utili al personale di manutenzione, per adeguarne la formazione professionale, tecnica e gestionale, alle esigenze dell’organizzazione e del mercato del lavoro, con particolare attenzione all’economicità, sostenibilità e rispetto della sicurezza, della salute e dell’ambiente.

La Commissione Manutenzione ha voluto introdurre esplicitamente nella norma la figura dell’ingegnere di manutenzione, inserendola nel secondo livello, unitamente al supervisore di manutenzione.

La norma “Manutenzione – Qualifica del personale di manutenzione” UNI 11420 è stata pubblicata nel giugno del 2011 e tiene conto della “Raccomandazione” del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008 “sulla costituzione del Quadro europeo delle qualifiche (EQF) per l’apprendimento permanente”.

Successivamente il TC 319 del CEN, sulla scorta di questa norma (UNI 11420), e grazie alla sua presidenza italiana, ha formato un WG (gruppo di lavoro) per la definizione e l’emissione di una norma europea di pari argomento.

Il gruppo di lavoro, con la fattiva e intelligente partecipazione di Finlandia, Germania, Italia, Norvegia, Regno Unito, Svizzera (coordinatore) e altri, ha preso come base la norma italiana e vi ha apportato, mantenendone l’impostazione e la struttura, le modifiche necessarie per renderla fruibile a tutte le nazioni dell’Unione.

La norma UNI EN 15628 Manutenzione – qualifica del personale di manutenzione, individua per il personale di manutenzione, a conferma di quanto recepito e in uso, in Europa e in Italia, queste tre figure professionali, per le quali definisce le relative competenze necessarie:

Tecnico specialista di manutenzione

Le competenze del tecnico specialista di manutenzione consistono nell’esecuzione indipendente delle attività di manutenzione, comprensive delle seguenti competenze essenziali:

  1.   eseguire o assicurare l’esecuzione in sicurezza dei piani di manutenzione secondo le strategie aziendali;
  2.   intervenire tempestivamente in caso di guasto o anomalia, assicurando l’efficacia dell’intervento di ripristino;
  3.  eseguire o assicurare la corretta esecuzione secondo le legislazioni e le procedure relative alla sicurezza, alla salute delle persone e alla tutela dell’ambiente;
  4.  assicurare la disponibilità dei materiali, delle attrezzature e degli strumenti necessari per l’esecuzione delle attività di manutenzione;
  5.   coordinare e/o soprintendere le attività operative di manutenzione;
  6.   assicurare la qualità delle attività di manutenzione;
  7.   utilizzare e assicurare l’utilizzo dei sistemi ICT (tecnologia informativa e di comunicazione).

La figura professionale assicura la conformità alle pertinenti leggi, ordinanze, direttive, istruzioni operative e alle buone prassi comunemente accettate.

Nota: Indicativamente questa figura professionale può fare riferimento ai livelli EQF 4 o 5.

Supervisore di manutenzione e ingegnere di manutenzione

Per il supervisore di manutenzione o l’ingegnere di manutenzione ci sono ruoli specifici che possono essere eseguiti in modo esclusivo dall’uno o dall’altro oppure da entrambi.

Il supervisore di manutenzione o l’ingegnere di manutenzione coordinano le attività di manutenzione secondo il budget annuale, i piani di manutenzione correlati e le attività di manutenzione non pianificate. Inoltre il supervisore di manutenzione o l’ingegnere di manutenzione contribuiscono ad assicurare i valori richiesti di disponibilità/prestazioni dell’impianto (misurate da indicatori di prestazioni), sulla base degli obiettivi tecnici di disponibilità e qualità dell’azienda o del dipartimento, e includono le seguenti competenze essenziali:

1.    assicurare l’implementazione delle strategie e delle politiche di manutenzione;

2.    pianificare le attività di manutenzione di sua competenza, definendo e organizzando le risorse necessarie;

3.    organizzare, gestire e sviluppare le risorse di manutenzione: personale, materiali e attrezzature;

4.    garantire il rispetto della legislazione e delle procedure relative alla sicurezza, alla salute e all’ambiente;

5.    garantire l’efficienza e l’efficacia tecnica ed economica delle attività di manutenzione sulla base dello stato corrente della tecnologia;

6.    partecipare agli aspetti tecnici dei contratti e del processo di approvvigionamento e gestire le prestazioni degli assuntori;

7.    comunicare con tutti i partner necessari quali personale, assuntori, clienti e fornitori.

L’ingegnere di manutenzione collabora con il responsabile della manutenzione o lo affianca nella definizione dei piani di manutenzione e nell’identificazione delle risorse richieste per l’esecuzione, il controllo e l’analisi delle variazioni del budget. Inoltre l’ingegnere di manutenzione raccomanda progetti di miglioramento correlati a disponibilità, affidabilità, manutenibilità e sicurezza dei beni, incluse le seguenti competenze essenziali:

8. Utilizzare le conoscenze ingegneristiche e gli strumenti organizzativi per migliorare le attività di

     manutenzione e l’efficienza dell’impianto in termini di disponibilità e affidabilità;

9.  Soddisfare gli obblighi organizzativi ed economici nel campo delle attività intraprese.

Entrambi i professionisti assicurano la conformità alle pertinenti leggi, ordinanze, direttive, istruzioni operative e allo stato corrente della tecnologia.

Nota: Indicativamente questa figura professionale può fare riferimento ai livelli EQF 5 e 6.

Responsabile della manutenzione

Sulle basi degli obiettivi dell’azienda, in particolare di quelle correlate alla disponibilità e qualità, il responsabile della manutenzione è responsabile dei valori richiesti di disponibilità/prestazioni dell’impianto (sulla base degli indicatori di prestazioni), incluse le seguenti competenze essenziali con la capacità di:

  1.          definire e sviluppare le politiche di manutenzione secondo le strategie aziendali;
  2.          definire i processi e gli strumenti a supporto delle attività di manutenzione;
  3.          definire, gestire e sviluppare il modello organizzativo della manutenzione;
  4.          garantire i livelli di disponibilità, affidabilità, manutenibilità, supporto logistico, sicurezza e qualità, richiesti per l’intera vita utile dei beni;
  5.          assicurare la corretta gestione e il miglioramento continuo della manutenzione;
  6.          assicurare e controllare la conformità al bilancio di manutenzione e aziendale, il rispetto delle attività di manutenzione pianificate e la corretta condizione dei beni;
  7.          definire le strategie, le politiche e i criteri per la gestione delle prestazioni degli assuntori e per la definizione del fabbisogno dei materiali di manutenzione.

La figura professionale assicura la conformità alle pertinenti leggi, ordinanze, direttive, istruzioni operative e allo stato corrente della tecnologia.

Nota: indicativamente questa figura può fare riferimento ai livelli EQF 6 e 7.

Nella norma, per ogni figura professionale e per ogni relativa competenza, sono previste una serie di abilità minime e di conoscenze essenziali necessarie.

Nelle appendici della norma troviamo esempi delle attività proprie delle relative figure professionali.

La norma è dedicata ai manutentori che operano in autonomia o che hanno la responsabilità di lavoratori da essi dipendenti. Per i restanti, che sono la maggioranza degli addetti alla manutenzione, ricordiamo che c’è l’obbligo del datore di lavoro di curare la loro formazione ed il loro addestramento, come previsto nel D.lgs.81/08 e successive modifiche e integrazioni.

La norma, per garantire che la qualificazione dei manutentori avvenga tenendo conto delle loro reali competenze ed esperienze, definisce i requisiti di accesso essenziali e l’esperienza, necessari per la qualificazione. Oltre alle abilità e alle conoscenze la norma, infatti, definisce gli anni di esperienza lavorativa con particolare riguardo all’esperienza di lavoro nelle attività di manutenzione. Per il responsabile di manutenzione, ad esempio, la norma richiede due anni di esperienza di leadership di gruppo o gestione di personale, con responsabilità diretta della funzione o servizio manutenzione.

La norma non indica i criteri di verifica, né tratta della formazione specialistica del personale, che è determinata dagli studi, dal settore merceologico in cui si opera, dalla formazione e dall’esperienza acquisite nell’attività di lavoro.

La norma è coerente con la legge n°4 del 14 gennaio 2013 riguardante le disposizioni in materia di “professioni non organizzate”. All’articolo 6 di detta legge, si precisa che la qualificazione delle prestazioni professionali si basa sulla conformità della medesima a norme tecniche UNI ISO, UNI EN ISO, UNI EN e UNI, di seguito denominate “normativa tecnica UNI”.

La qualificazione del personale di manutenzione che possiede le competenze, le conoscenze e le abilità contenute nella norma può essere ottenuta presso Enti autorizzati come previsto dalla Direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 settembre 2005 relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e dal Decreto Legislativo 9 novembre 2007, n. 206 “Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonché della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell’adesione di Bulgaria e Romania”. Vedere anche la legislazione e la normativa collegata.

L’utilizzo di fornitori di servizi di manutenzione che dispongono di personale qualificato, facilita la preselezione dei fornitori e fa sì che il committente faccia una scelta oggettiva e coerente con la sua “responsabilità in eligendo”. Parimenti l’azienda che ha alle sue dipendenze personale di manutenzione qualificato è consapevole di adempiere agli obblighi del datore di lavoro, potendo disporre di personale competente ed esperiente nel lavoro assegnatogli.

La Comunità Europea dispone quindi di una norma che definisce le competenze necessarie per i manutentori, ne valorizza l’esperienza, ne omogenizza la formazione, permette e facilita lo scambio di lavoratori tra le nazioni, prepara lavoratori sensibili alla sicurezza, alla salute all’ambiente, aperti all’innovazione tecnologica, attenti alla legislazione e alla normativa vigente.

(*) qualifica: Risultato formale di un processo di valutazione e convalida, acquisito quando l’autorità competente stabilisce che i risultati dell’apprendimento di una persona corrispondono a standard definiti.

[definizione tratta dalla Raccomandazione 2008/C 111/01/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008]

Ing. Francesco Cangialosi, Presidente Commissione Manutenzione UNI

Tratto dalla rivista UC, giugno 2015

Nuove norme ISO 5000x

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L’Asset management (AM) è definito insieme di attività coordinate attraverso le quali una organizzazione crea valore dalla gestione degli asset: il nuovo pacchetto di norme internazionali ISO 5500x del 2014 dettano le linee guida per la gestione degli asset basata sul valore. Si intende che il valore fornito dagli asset è il criterio decisionale per fare scelte fra diverse opzioni di gesione degli asset, portando ad una migliore efficienza ed una maggiore redditività.

La ISO 5500x è composta da 3 norme: la ISO 55000 offre una panoramica sull’AM per quanto riguarda definizioni e principi; la ISO 55001 definisce i requisiti per implemetare un sistema di AM; la ISO 55002 fornisce le linee guida per l’applicazione della ISO 55001

L’ISO 55000 è applicabile a qualunque settore industriale e considera diversi tipi di asset: quelli materiali intesi come infrastrutture, impianti, attrezzature, edifici e altri oggetti tangibili ma anche gli asset intangibili quali i dati aziendali di buona qualità, i sistemi informatici, le licenze e gli asset immateriali come il marchio, la reputazione, l’immagine, la fedeltà dei clienti dell’organizzazione.

Gli asset fisici sono però la linfa vitale di tutti i processi produttivi. Se un asset critico dovesse guastarsi, potrebbe non solo causare un problema per la sicurezza o per l’ambiente, ma anche interrompere il business fintanto che non viene riparato o sostituito. Grazie all’applicazione dello standard, le aziende possono ottenere una visione completa dell’integrità dell’intero impianto, rimuovendo gli approcci a compartimenti stagni che esistono in molte strutture. Possono anche creare un piano strategico per l’utilizzo delle risorse e la manutenzione in modo che le riparazioni e le sostituzioni siano programmate con il minimo disturbo alle produzioni.

Lo standard ISO 55000 definisce le norme per una buona gestione degli asset e richiede che sia sviluppato e documentato un Asset Management System (AMS).

L’ISO 55000 molto probabilmente diventerà la base sulla quale le autorità di regolamentazione economica valuteranno le richieste d’adeguamento prezzi che le aziende di pubblico servizio avanzeranno con la giustificazione di proteggere l’integrità a lungo termine delle attività e gli interessi pubblici. Per le aziende che non lavorano in settori regolamentati, l’ISO 55000 sarà il punto di riferimento di un’adeguata gestione degli asset, contribuendo quindi ad assicurare una certa protezione giuridica e assicurativa per quanto riguarda sicurezza, ambiente e salute. Alcune organizzazioni possono considerare la certificazione come incentivo per gli investitori o come fonte di vantaggio commerciale, così come alcuni consigli di amministrazione potranno valutare il potenziale di efficienza organizzativa e il successivo vantaggio commerciale inerenti a buone pratiche di gestione degli Asset.

Le Aziende possono decidere di approcciare le ISO 5500x sostanzialmente in 3 modi alternativi: per allineamento, aggiornando sole le procedure standard che ritiene più appropriate; per conformità, aggiornando tutte le procedure; infine tramite certificazione, completando cioè l’approccio precedente di conformità con l’attività ed i costi di certificazione e mantenimento

Webinar: Qualifica personale di manutenzione (norma UNI EN 15628)

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La norma UNI EN 15628 specifica la qualifica del personale in relazione ai compiti da svolgere nel contesto della manutenzione di impianti, infrastrutture e sistemi di produzione.
Essa costituisce una guida per definire le conoscenze, le abilità e le competenze necessarie per la qualifica del personale addetto alla manutenzione.
La norma non specifica i criteri di verifica né la formazione specialistica del personale che è correlata allo specifico settore merceologico.

In questo webinar l’ing. Graziano Perotti approfondisce gli aspetti legati alla norma UNI EN 15628 sulla Qualifica personale di manutenzione.

UNI – Norme sul Condition Monitoring

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UNI ISO 10816-1; 28 mar. 2007 – Vibrazioni meccaniche – Valutazione delle vibrazioni delle macchine mediante misurazioni sulle parti non rotanti – Parte 1: Linee guida generali
La norma stabilisce condizioni generali e procedimenti per la misurazione e la valutazione delle vibrazioni di vari tipi di macchine quando le misurazioni delle vibrazioni sono eseguite su alberi rotanti

UNI ISO 10816-3; 28 mar. 2007 – Vibrazioni meccaniche – Valutazione delle vibrazioni delle macchine mediante misurazioni sulle parti non rotanti – Parte 3: Macchine industriali con potenza nominale maggiore di 15 kW e velocità di rotazione nominale compresa tra 120 giri/min e 15 000 giri/min, quando misurate in opera.
La norma fornisce i criteri per la misurazione delle vibrazioni a gruppi macchina con potenza maggiore di 15 kW e velocità operativa tra 120 giri/min e 15 000 giri/min. I gruppi macchina trattati nella norma comprendono: turbine a vapore con potenza fino a 50 MW; turbo-gruppi a vapore con potenza maggiore di 50 MW e velocità minori di 1 500 giri/min o maggiori di 3 600 giri/min (non inclusi nella ISO 10816-2);-compressori rotativi; turbine a gas industriali con potenza fino a 3 MW;-pompe centrifughe; generatori, tranne quelli usati negli impianti idroelettrici e di pompaggio; motori elettrici di qualsiasi tipo; soffianti o ventilatori

UNI ISO 10816-5; 28 mar. 2007 – Vibrazioni meccaniche – Valutazione delle vibrazioni delle macchine mediante misurazioni sulle parti non rotanti – Parte 5: Gruppi macchina in centrali idroelettriche di generazione e di pompaggio
La norma fornisce i criteri per la misurazione delle vibrazioni a gruppi macchina in centrali idroelettriche di generazione e di pompaggio

UNI ISO 10816-6; 28 mar. 2007 – Vibrazioni meccaniche – Valutazione delle vibrazioni delle macchine mediante misurazioni sulle parti non rotanti – Parte 6: Macchine alternative con potenza maggiore di 100 kW.
La norma fornisce i criteri per la misurazione delle vibrazioni a macchine alternative con potenza maggiore di 100 kW

UNI ISO 13373-1; 28 giu. 2006 – Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Monitoraggio dello stato vibrazionale – Parte 1: Procedure generali
La norma fornisce linee guida generali per le attività di misurazione e di raccolta di dati sulle vibrazioni di macchine, ai fini del monitoraggio del loro stato. Essa è indirizzata a promuovere la coerenza di procedure e di prassi di misurazione che di solito si focalizzano su macchine rotanti. Data la diversità tra gli approcci al monitoraggio delle condizioni, in altre parti della UNI ISO 13373 si farà riferimento a raccomandazioni specifiche a un particolare tipo di programma di monitoraggio. Lo stato vibrazionale di una macchina può essere monitorato mediante misurazioni delle vibrazioni su un cuscinetto o su una struttura di supporto e/o mediante misurazioni delle vibrazioni di elementi rotanti della macchina. Le misurazioni possono essere continue o discontinue e nella norma si fornisce una guida per entrambe le modalità di misurazione

UNI ISO 13373-2; 28 giu. 2006 – Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Monitoraggio dello stato di vibrazione – Parte 2: Elaborazione, analisi e presentazione
La norma propone procedimenti per l’elaborazione e la presentazione di dati sulle vibrazioni e per l’analisi delle “signatures” della vibrazione, allo scopo di monitorare lo stato vibrazionale di macchine rotanti e, se pertinente, di eseguirne una diagnostica. Essa descrive tecniche diverse per applicazioni diverse, ivi compresi le tecniche di amplificazione del segnale e i metodi di analisi usati nell’indagine di particolari fenomeni dinamici della macchina. La norma fa essenzialmente ricorso, nell’analisi dei segnali di vibrazione, di due approcci di base: il dominio del tempo e il dominio della frequenza. Essa comprende soltanto le tecniche più comunemente impiegate nel monitoraggio, nell’analisi e nella diagnostica dello stato vibrazionale di macchine.

UNI ISO 13374-2:2010 – Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Elaborazione dei dati, comunicazione e presentazione – Parte 2: Elaborazione dati

UNI ISO 13379:2010 – Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Linee guida generali sulle tecniche d’interpretazione dei dati e per la diagnosi

UNI ISO 13380:2010 – Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Linee guida generali sull’uso dei parametri prestazionali

UNI ISO 13381-1:2010 – Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Prognostica – Parte 1: Linee guida generali

UNI ISO 13436-1:2010 – Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Requisiti per il training e la certificazione del personale – Parte 1: Requisiti per gli Enti di certificazione ed il processo di certificazione

UNI ISO 13436-2:2010 – Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Requisiti per il training e la certificazione del personale – Parte 2: Monitoraggio e diagnostica delle vibrazioni

UNI ISO 13436-3:2010 – Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Requisiti per il training e la certificazione del personale – Parte 3: Requisiti per gli Enti di formazione e per il processo di formazione

UNI ISO 13436-4:2010 – Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Requisiti per il training e la certificazione del personale – Parte 4: Analisi in campo della lubrificazione

UNI ISO 13436-6:2010 – Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Requisiti per il training e la certificazione del personale – Parte 6: Emissioni acustiche

UNI ISO 13436-7:2010 – Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Requisiti per il training e la certificazione del personale – Parte 7: Termografia

UNI ISO 7919-1:2010 – Vibrazioni meccaniche di macchine non alternative – Misurazioni su alberi rotanti e criteri di valutazione – Parte 1: Linee guida generali
La norma descrive delle linee guida generali per la misura e la valutazione delle vibrazioni di vari tipi di macchine quando le misurazioni delle vibrazioni sono eseguite su alberi rotanti.

UNI ISO 7919-2:2010 – Vibrazioni meccaniche – Valutazione delle vibrazioni di macchine mediante misurazione su alberi rotanti – Parte 2: Turbine a vapore e generatori per installazione terrestre con potenza maggiore di 50 MW e velocità di rotazione nominali di 1 500 giri/min, 1 800 giri/min, 3 000 giri/min e 3 600 giri/min
La norma fornisce delle linee guida per applicare i criteri di valutazione per alberi vibranti misurata nella direzione radiale in corrispondenza o vicino ai cuscinetti di turbine a vapore e generatori.

UNI ISO 7919-3:2010 – Vibrazioni meccaniche di macchine non alternative – Misurazioni su alberi rotanti e criteri di valutazione – Parte 3: Macchine industriali accoppiate
La norma fornisce delle linee guida per applicare i criteri di valutazione per alberi vibranti in condizioni di funzionamento normali, misurata in corrispondenza o vicino ai cuscinetti di macchine industriali accoppiate.

UNI ISO 7919-4:2010 – Vibrazioni meccaniche di macchine non alternative – Misurazioni su alberi rotanti e criteri di valutazione – Parte 4: Gruppi turbine a gas
La norma fornisce delle linee guida per applicare i criteri di valutazione per alberi vibranti in condizioni di funzionamento normali, misurata in corrispondenza o vicino ai gruppi di turbine a gas.

UNI ISO 7919-5:2010 – Vibrazioni meccaniche – Valutazione delle vibrazioni di macchine mediante misurazione su alberi rotanti – Parte 5: Gruppi in centrali idroelettriche di generazione e pompaggio
La norma fornisce delle linee guida per applicare i criteri di valutazione per alberi vibranti in condizioni di funzionamento normali, misurata in corrispondenza o vicino alle macchine o ai gruppi in centrali idroelettriche di generazione e pompaggio.

UNI ISO 19499:2011 – Vibrazioni meccaniche – bilanciamento – guida all’uso e all’applicazione delle norme sul bilanciamento

UNI – Norme sulla sezione Trasporti

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UNI 11069; 1 set. 2003 – Manutenzione – Indici di manutenzione dei rotabili su gomma in servizio di linea a limitata percorrenza e frequenti fermate
La norma intende fornire una metodologia per raccogliere le informazioni sull’efficacia ed efficienza della politica di manutenzione, attraverso la raccolta di indici

UNI 11082; 1 ott. 2003 – Manutenzione – Terminologia specifica per il settore del trasporto collettivo
La norma intende guidare il settore dei trasporti collettivi su gomma e su rotaia alla corretta applicazione della terminologia di base che viene arricchita, spiegata o semplificata in base alle esigenze di settore

UNI 11134; 1 feb. 2005 – Manutenzione – Indici di manutenzione per il settore del trasporto collettivo. La norma intende guidare il settore dei trasporti collettivi alla corretta applicazione degli indici contenuti nella UNI 10388, che viene arricchita, spiegata o semplificata in base alle esigenze di settore.

UNI 11178:2006 – Manutenzione – Indici di manutenzione – Guida per la applicazione della UNI 10388 (ritirata) al settore delle infrastrutture dei trasporti collettivi su ferro

UNI 11282:2008 – Manutenzione dei mezzi di trasporto collettivo – Valutazione e valorizzazione di flotte di rotabili su gomma

UNI – Norme su Facility Management

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UNI 10604; 31 mar. 1997 – Manutenzione. Criteri di progettazione, gestione e controllo dei servizi di manutenzione di immobili.
Si propone di fornire indicazioni per le attività legate alla manutenzione degli immobili.

UNI 10652:2009 – Manutenzione. Valutazione e valorizzazione dello stato dei beni.
La norma si propone di integrare il contenuto della UNI 10388, fornendo una serie di indicazioni qualitative e quantitative.

UNI 10831-1; 30 set. 1999 – Manutenzione dei patrimoni immobiliari – Documentazione ed informazioni di base per il servizio di manutenzione da produrre per i progetti dichiarati eseguibili ed eseguiti – Struttura, contenuti e livelli della documentazione
La norma definisce i contenuti di una documentazione unificata di progetto dell’opera edilizia e delle sue parti funzionali destinata agli operatori di gestione per la manutenzione dell’edificio e per la conduzione dell’esercizio degli impianti tecnici. Essa si applica agli interventi di nuova costruzione per qualsiasi destinazione d’uso di edificio.

UNI 10831-2; 28 feb. 2001 – Manutenzione dei patrimoni immobiliari – Documentazione ed informazioni di base per il servizio di manutenzione da produrre per i progetti dichiarati eseguibili ed eseguiti – Articolazione dei contenuti della documentazione tecnica e unificazione dei tipi di elaborato
La norma contiene approfondimenti relativi alla documentazione trattata nella prima parte, con lo stesso campo di applicazione.

UNI 10874; 31 mar. 2000 – Manutenzione dei patrimoni immobiliari. Criteri di stesura dei manuali d’uso e di manutenzione.
La norma definisce contenuti e criteri per la stesura dei manuali relativi ai servizi di manutenzione degli immobili con riferimento ad ogni componente edilizio, al fine di guidare o supportare le parti coinvolte

UNI 10951; 31 lug. 2001 – Sistemi informativi per la gestione della manutenzione dei patrimoni immobiliari – Linee guida
La norma fornisce linee guida metodologico-operative per la progettazione, la realizzazione, l’utilizzo e l’aggiornamento di sistemi informativi per la gestione della manutenzione dei patrimoni immobiliari e per la relativa informatizzazione

UNI 11257:2007; 15 nov. 2007 – Manutenzione dei patrimoni immobiliari – Criteri per la stesura del piano e del programma di manutenzione dei beni edilizi – Linee guida
La norma fornisce i criteri per elaborare i piani e i programmi di manutenzione applicabili agli edifici esistenti e agli edifici in costruzione. Si applica a singoli edifici (indipendentemente dalla destinazione d’uso) e loro pertinenze, subsistemi edilizi e impiantistici, componenti ed elementi tecnici

UNI CEN/TS 15331; 28 feb. 2006 – Criteri di progettazione, gestione e controllo dei servizi di manutenzione degli edifici
La presente specifica tecnica è la versione ufficiale in lingua inglese della specifica tecnica europea CEN/TS 15331 (edizione dicembre 2005). La specifica tecnica fornisce i criteri e i metodi generali nella pianificazione, gestione, controllo della manutenzione degli edifici e delle relative pertinenze in relazione agli obiettivi di proprietari ed utilizzatori e per la qualità dei servizi di manutenzione

UNI 11136; 1 set. 2004 – Global service per la manutenzione dei patrimoni immobiliari – Linee guida
La norma fornisce una guida ai committenti e agli assuntori per l’impostazione dei processi di global service di manutenzione immobiliare, al fine di uniformarne l’approccio, su una base comune di riferimento metodologico- operativo, da parte di committenti e assuntori. Essa si applica:- dopo la decisione del committente di intraprendere questo tipo di contratto;- prima della valutazione dei progetti di offerta formulati dai potenziali assuntori. Affronta la fase di richiesta del committente e la fase di impostazione del progetto di offerta da parte del potenziale assuntore.

UNI EN 15221-1; 18 gen. 2007 – Facility Management – Parte 1: Termini e definizioni
La presente norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN 15221-1 (edizione ottobre 2006). La norma fornisce i termini e le definizioni applicabili all’area del Facility Management. Essa inoltre fornisce conoscenze sullo scopo e campo di applicazione del Facility Management

UNI EN 15221-2; 18 gen. 2007 – Facility Management – Parte 2: Linee guida per preparare accordi di Facility Management
La presente norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN 15221-2 (edizione ottobre 2006). La norma fornisce delle linee guida per preparare accordi di Facility Management.

UNI 15221-1-2007 – Termini e definizioni
UNI 15221-2-2007 – Linee guida per preparare accordi di Facility Management
UNI 15221-3-2007 – Linee guida sulla qualità Facility Management
UNI 15221-4-2007 – Tassonomia, classificazione e strutture del Facility Management
UNI 15221-5-2007 – Guida ai processi nel Facility Management
UNI 15221-6-2007 – Facility Management. Misurazione dell’area e degli spazi nel Facility Management
UNI 15221-7-2007 – Facility Management: Linee guida per il benchmarking delle prestazioni

UNI – Norme sui servizi e contratti

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UNI 10144; 26 ott. 2006 – Classificazione dei servizi di manutenzione.
Ha lo scopo di classificare i servizi di manutenzione sotto l’aspetto di: tipologia dei servizi, specializzazioni del servizio, modalità, ambiti, al fine di avere un unico riferimento per tutte le norme che riguardano la contrattualistica di manutenzione.

UNI 10145; 8 mar. 2007 – Definizione dei fattori di valutazione delle imprese fornitrici di servizi di manutenzione.
Ha lo scopo di stabilire una serie di fattori di giudizio significativi per la valutazione di una impresa fornitrice di servizi di manutenzione. Non fornisce criteri di valutazione, nè valori minimi di accettabilità, ma suggerisce i fattori di valutazione di carattere generale e di orientamento atti ad accertare in che misura l’impresa è in grado di soddisfare le esigenze dell’utilizzatore. Essa pertanto non si occupa di assicurazione della qualità o di conduzione aziendale per la qualità, argomenti già affrontati dalle norme serie UNI EN serie 29000. Essa ha carattere generale e orientativo e può essere integrata da norme specifiche per le varie tipologie di servizi. I fattori di giudizio sono: informazioni acquisibili per via documentale e valutazione sull’impresa attraverso visita.

UNI 10146; 7 giu. 2007 – Criteri per la formulazione di un contratto per la fornitura di servizi finalizzati alla manutenzione.
Ha lo scopo di: indicare comportamenti idonei per agevolare e tutelare le parti nella stesura degli atti relativi e propedeutici alla stesura di contratti di appalto per la fornitura di servizi di manutenzione; uniformare i comportamenti del mercato; definire i requisiti essenziali del contratto; indirizzare alla formulazione di atti il più possibile completi. Appendice A: Garanzia di fidejussoria. Appendice B: Nomina del direttore dei lavori. Appendice C: Nomina del capo cantiere. Appendice D: Nomina dell’esperto di problemi di sicurezza. Appendice E: Nomina del supervisore ai lavori per conto del committente. Appendice F: Verbale di consegna lavori. Appendice G: Verbale di ultimazione lavori. Appendice H: Verbale di collaudo ed accettazione dell’opera. Appendice I: Indice alfabetico.

UNI 10148; 7 giu. 2007 – Manutenzione. Gestione di un contratto di manutenzione.
Ha lo scopo di facilitare l’applicazione del contratto indicando i criteri tecnici, organizzativi ed amministrativi per la sua gestione operativa. A tal fine essa: precisa le attività operative di controllo; detta le modalità organizzative, tecniche e amministrative per una corretta applicazione delle clausole contrattuali; chiarisce il ruolo ed i limiti di delega delle risorse umane coinvolte; definisce una metodologia che consenta il controllo del servizio svolto, nel rispetto del contratto e delle disposizioni in ordine alla sicurezza e igiene ambientale. Si applica ai contratti di appalto per attività di manutenzione e di servizi finalizzati alla manutenzione, svolti presso il committente. Appendice A: Garanzia fidejussoria. Appendice B: Nomina del direttore dei lavori. Appendice C: Nomina del capo cantiere. Appendice D: Nomina dell’esperto di problemi di sicurezza. Appendice E: Nomina del supervisore ai lavori per conto del committente. Appendice F: Verbale di consegna lavori. Appendice G: Verbale di ultimazione lavori. Appendice H: Verbale di collaudo ed accettazione dell’opera. Appendice I: Verbale di constatazione.

UNI 10449:2008 – Manutenzione. Criteri per la formulazione e gestione del permesso di lavoro.

UNI 10685:2007 – Manutenzione. Criteri per la formulazione di un contratto basato sui risultati (global service di manutenzione).
La norma fornisce criteri per la stesura di un contratto di manutenzione basato sui risultati (“global service” di manutenzione). Essa ha lo scopo di dare alle parti una base di riferimento nella definizione del contratto di manutenzione basato sui risultati, e dei relativi atti propedeutici. Inoltre ha lo scopo di uniformare i comportamenti del mercato, di definire i requisiti essenziali del contratto e di indirizzare alla formulazione di atti il più possibile completi.

UNI 11126; 1 ago. 2004 – Telemanutenzione – Criteri per la predisposizione dei beni e per la definizione del servizio collegato
La norma definisce le funzioni dei sistemi telematici applicati ai processi di manutenzione. Essa indica i requisiti che il sistema di manutenzione deve possedere per essere gestito in remoto e fornisce le indicazioni generali per la predisposizione del bene ad essere oggetto di telemanutenzione in relazione agli aspetti tecnologici, organizzativi e progettuali del processo in remoto ed in relazione ai requisiti dell’utenza.

UNI EN 13269:2006 – Linee guida per la preparazione dei contratti di manutenzione

UNI – Norme generali sulla manutenzione

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Elenco delle norme di manutenzione UNI rigurdanti gli aspetti generali

UNI 10749-5; 1 ott. 2003 – Manutenzione – Guida per la gestione dei materiali per la manutenzione – Criteri di acquisizione, controllo e collaudo
La norma fornisce una guida per l’approvvigionamento, controllo e collaudo dei materiali tecnici per la manutenzione.

UNI 10749-6; 1 ott. 2003 – Manutenzione – Guida per la gestione dei materiali per la manutenzione – Criteri amministrativi
La norma fornisce indicazioni sui metodi e i criteri che possono essere utilizzati per la determinazione dei valori unitari di carico, scarico e giacenza dei materiali a magazzino. Essa fornisce, inoltre, indicazioni atte ad individuare i costi che sono solitamente connessi alla disponibilità dei materiali.

UNI 10992; 1 set. 2002 – Previsione tecnica ed economica delle attività di manutenzione (budget di manutenzione) di aziende produttrici di beni e servizi – Criteri per la definizione, approvazione, gestione e controllo
La norma fornisce indirizzi per la previsione tecnica ed economica (budget) delle attività di manutenzione. La previsione tecnico- economica non è disgiunta dall’efficacia, che non viene però verificata dalla norma

UNI 11063; 1 mag. 2003 – Manutenzione – Definizioni di manutenzione ordinaria e straordinaria
La norma fornisce una classificazione delle attività di manutenzione, distinguendo tali attività in “manutenzione ordinaria” e “manutenzione straordinaria”. Essa integra la terminologia descritta nelle UNI EN 13306, UNI 9910 e

UNI 10147, in uso nella manutenzione, allo scopo di uniformare i comportamenti degli utenti. Si applica a tutti i settori in cui è prevista un’attività di manutenzione

UNI EN 13306 : 2010 – Manutenzione – Terminologia
La presente norma è la versione ufficiale in lingua italiana della norma europea EN 13306 (edizione aprile 2001). La norma specifica i termini generici e le loro definizioni per le aree tecniche,amministrative e gestionali della manutenzione. La sua applicazione non è prevista per i termini utilizzati esclusivamente per la manutenzione di programmi di informatica

UNI EN 13460:2009 – Manutenzione – Documenti per la manutenzione
La presente norma è la versione ufficiale in lingua italiana della norma europea EN 13460 (edizione maggio 2002). La norma fornisce delle linee guida generali per:- la documentazione tecnica da allegare ad un bene, prima della sua messa in servizio, per essere di supporto alla sua manutenzione;- la documentazione delle informazioni da stabilire durante la fase operativa di un bene, per essere di supporto ai requisiti di manutenzione

UNI EN 15341; 5 lug. 2007 – Manutenzione – Indicatori di prestazione della manutenzione (KPI)
La presente norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN 15341 (edizione marzo 2007). La norma descrive un sistema per la gestione degli indicatori di manutenzione atti a misurarne le prestazioni nel quadro di fattori d’influenza quali gli aspetti economici, tecnici ed organizzativi, per valutare e migliorare la sua efficienza ed efficacia al fine di raggiungere l’eccellenza nella manutenzione dei beni tecnici.

UNI 11414:2011 – Linee guida per la qualificazione del sistema manutenzione
La Norma fornisce le linee guida per qualificare il sistema di manutenzione  attraverso la misura e la valutazione di tutte le fasi del processo, verificandone la conformità dei metodi e degli strumenti adottati rispetto al contesto in cui opera, sia esso interno o terziarizzato.

UNI EN 15628:2014 – Manutenzione – Qualificazione del personale di manutenzione
“La presente norma è la versione ufficiale della norma europea EN 15628 (edizione agosto 2014) e sostituisce la UNI 11420. La norma specifica la qualifica del personale in relazione ai compiti da svolgere nel contesto della manutenzione di impianti, infrastrutture e sistemi di produzione.
Nella presente norma, la manutenzione di impianti ed edifici è inclusa in termini di aspetti tecnici dei servizi.
Essa costituisce una guida per definire le conoscenze, le abilità e le competenze necessarie per la qualifica del personale addetto alla manutenzione.
La norma tratta le seguenti figure professionali nell’organizzazione di manutenzione:
– Tecnico specialista di manutenzione;
– Supervisore dei lavori di manutenzione e/o ingegnere di manutenzione;
– Responsabile della manutenzione (Responsabile del servizio o della funzione manutenzione).
La norma non specifica i criteri di verifica né la formazione specialistica del personale, che è correlata allo specifico settore merceologico.”

EC 1-2014 UNI EN 15628:2014 – Manutenzione – Qualificazione del personale di manutenzione. Errata Corrige

UNI 11454:2012 – La manutenzione nella progettazione di un bene fisico

UNI EN ISO 14119 Sicurezza del macchinario

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La presente norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN ISO 14119 (edizione ottobre 2013) e specifica i principi per la progettazione e la scelta, indipendentemente dalla natura della fonte di energia, dei dispositivi di interblocco associati ai ripari.

Essa tratta le parti dei ripari che azionano i dispositivi di interblocco. L’anno 2013 ha visto la pubblicazione, grazie all’attività del comitato tecnico ISO/TC 199, della norma UNI EN ISO 14119:2013 “Sicurezza del macchinario – Dispositivi di interblocco associati ai ripari – Principi di progettazione e di scelta” Tale norma è da intendere come risultato della revisione dei seguenti documenti ISO: ISO 14119:1998 e ISO 14119:1998/Amd 1:2007 “Design to minimize defeat possibilities”. La nuova ISO 14119:2013 specifica i principi per la progettazione e la selezione (indipendentemente dalla natura della fonte di energia) dei dispositivi di interblocco associati ai ripari. Essa si riferisce in particolare alle parti dei ripari che azionano i dispositivi di interblocco. Tale norma non è tuttavia da intendere necessariamente come strumento che fornisce tutti i requisiti specifici per i sistemi “Trapped key”, ovvero interruttori di interblocco a chiave bloccata codificata. La ISO 14119:2013 fornisce le misure per ridurre al minimo l’eluzione intenzionale di dispositivi di interblocco in modo ragionevolmente attendibile. La norma sostituisce, nella sua versione EN (European Norm), anche la norma europea EN 1088:1995+A2 (edizione luglio 2008) che specifica i principi di progettazione e scelta, indipendentemente dalla natura della sorgente di energia, dei dispositivi di interblocco associati ai ripari e fornisce i requisiti specificatamente destinati ai dispositivi di interblocco elettrici. Definizione dei principi di funzionamento e delle tecniche tipiche adottate per i dispositivi di interblocco associati ai ripari:

  • Principi di protezione con metodo ad interblocco con blocco della protezione
  • Principi di protezione con metodo ad interblocco senza blocco della protezione
  • Requisiti per la progettazione e per l’installazione di dispositivi di protezione con e senza meccanismo di blocco
  • Corretta selezione della protezione e del dispositivo di interblocco
  • Progettazione orientata alla riduzione al minimo delle possibilità di manipolazione e manomissione di dispositivi di interblocco
  • Progettazione orientata alla riduzione al minimo delle possibilità di elusione dei dispositivi o interruttori di interblocco a chiave bloccata codificata
  • Progettazione orientata alla riduzione al minimo delle possibilità di elusione degli elementi di connessione presa / spina dei dispositivi o interruttori di interblocco a chiave bloccata codificata
  • Argomenti relativi al controllo
  • Valutazione dei guasti
  • Prevenzione delle cause di guasto di modo comune (con riferimento a tutte le architetture ridondate)
  • Rilascio dei meccanismi di interblocco
  • Esclusione dei guasti
  • Collegamento logico serie dei dispositivi di interblocco
  • Condizioni ambientali di installazione
  • Requisiti relativi alle istruzioni d’uso fornite dal costruttore del dispositivo di interblocco
  • Requisiti relativi alle istruzioni d’uso fornite dal costruttore di macchine equipaggiate con dispositivi di interblocco

Principali novità

Le principali novità apportate attraverso la pubblicazione del recente documento riguardano i seguenti aspetti:

Introduzione di nuove tecnologie ad oggi disponibili o semplicemente non ancora adottate (RFID o dispositivi elettromagnetici) con definizione delle relative prescrizioni e caratteristiche minime; in particolare la norma prevede che i dispositivi di interblocco possano/debbano essere suddivisi nei seguenti quattro tipi:

  • ad azionamento meccanico, non codificati;
  • ad azionamento meccanico, codificati (ad esempio mediante la forma)
  • di prossimità, senza contatto e non codificati;
  • di prossimità, senza contatto e codificati (ad esempio mediante la frequenza).

Un attuatore codificato (geometria, frequenza, modulazione, informazione seriale) è appositamente progettato per azionare un definito interruttore di interblocco. La nuova norma definisce i livelli di codifica per evitare l’elusione in:

  • basso livello, per il quali sono disponibili/prevedibili 1-9 variazioni nel livello di codifica,
  • livello medio, per il quali sono disponibili/prevedibili da 10 a 1000 variazioni nel livello di codifica,
  • alto livello per il quali sono disponibili/prevedibili più di 1000 variazioni nel livello di codifica (ad esempio RFID non riprogrammabile).

La norma prevede peraltro prescrizioni specifiche per il progettista destinate a ridurre la possibilità di elusione dei dispositivi di interblocco mediante, innanzitutto, l’individuazione di un design tale da ridurre le interferenze tra operatore/ciclo operativo e ripari così diminuendo l’iniziativa tesa ad eludere i dispositivi di interblocco e conseguentemente i ripari (ciò che la norma auspica consiste nel fatto che il progettista tenga in considerazione l’uso prevedibile e il ciclo di vita della macchina in modo da ridurre le interferenze); in secondo luogo la norma prevede un livello di protezione proprio del dispositivo di interblocco atto ad impedire l’accesso improprio al dispositivo stesso, atto ad impedire l’utilizzo di attuatori sostitutivi attraverso l’unicità e facendo uso dei necessari livelli di codifica, atto a favorire l’integrazione di sistemi di monitoraggio dell’elusione dei dispositivi di interblocco attraverso ad esempio prove cicliche. La norma presenta temi e affermazioni che coinvolgono i dispositivi di interblocco in circuiti di comando aventi funzioni di sicurezza realizzati secondo le prescrizioni ISO 13849-1 e EN 62061; in particolare il tema riguarda la serie di dispositivi di interblocco e il livello diagnostico necessario per raggiungere il performance level (PL) o safety integrity level (SIL) attesi.

Alcuni dettagli

La sintesi nel quotidiano di quanto espresso dalla norma può risultare nel fatto che la ridondanza complessiva ottenuta anche attraverso la serie logica di diversi dispositivi di interblocco, conduce a livelli affidabilistici modesti rispetto all’atteso in quanto la frequente apertura di anche uno solo dei dispositivi dell’intera catena, riduce o annulla il livello diagnostico e pertanto invalida gli effetti benefici della ridondanza. La norma ammette che un singolo dispositivo possa svolgere più di una funzione di sicurezza garantendo sia la funzione della prevenzione di entrata mantenendo il blocco del riparo, sia garantendo l’impedimento dell’energizzazione e/o il funzionamento degli attuatori interbloccati fino a quando la protezione non nuovamente chiusa per evitare l’avvio. Le norme/technical report EN 62061, TR ISO 23849 e ISO 13849-2 considerano/contemplano il concetto di singolo guasto meccanico ed escludono pertanto la possibilità di elevare il grado affidabilistico di un contatto o di una camma. Questa limitazione comporta pertanto che un livello di integrità funzionale elevato (tendenzialmente PLe) può essere ottenuto unicamente provvedendo mediante utilizzo di un’architettura ridondata includente almeno due dispositivi facenti funzione identica e speculare. Questo problema ad oggi non riguarda i dispositivi privi di contatto meccanico tra le parti ovvero operanti mediante un concetto di rivelazione di prossimità; purtuttavia la nuova norma prevede che in sistema di interblocco con sistema ad estrazione a lingua possa essere ammesso per un livello PLe  qualora ad un livello di forza di estrazione dichiarato corrisponda  un test documentabile del costruttore con un margine di sicurezza pari al 30%. Qualora le protezioni interbloccate non vengano aperte con sufficiente frequenza, il livello di affidabilità delle stesse può degenerare o crollare in quanto vengono a mancare le condizioni a sostegno del proof – test e della diagnostica attuata mediante attuazione completa del dispositivo. La EN 14119 definisce in modo univoco che la cadenza di prova su un dispositivo avente grado affidabilistico PL livello “e” deve essere mensile mentre per un PL livello “d” un test attuato con cadenza annuale è sufficiente. Interblocco dei ripari: la norma ammette l’uso di dispositivi elettromagnetici a solenoide bistabile per poter bloccare o poter rilasciare un’apertura. La norma specifiche anche le circostanze in cui è consentito l’utilizzo di serrature elettromagnetiche facenti uso della solo energia elettromagnetica (ovvero prive di chiavistello) per la sicurezza della macchina (ad esempio, tenendo conto della distanza dal pericolo, il tempo di arresto in caso di perdita di potenza, monitoraggio del forza di mantenimento, fornendo chiara indicazioni relative  ai tentativi di effrazione intentati). Le emergenze caratterizzate da eventi in cui le persone possano restare intrappolate dietro i dispositivi facenti funzione di riparo vengono gestite. Lo sblocco di emergenza dall’esterno e la fuga di emergenza dall’interno sono standardizzati, con ovvi  risvolti sugli interruttori blocco elettromagnetico. Processo di voto parallelo ISO/CEN : il progetto della nuova norma EN14119 è stato sviluppato nell’ambito della seguente organizzazione International Organization for Standardization (ISO) ed elaborato sulla base delle modalità di collaborazione ISO-lead, così come definito nell’accordo di Vienna. Il progetto della nuova norma EN14119 è stato presentato agli organi membri ISO e agli organismi membri del CEN per un voto parallelo avente carattere di cinque mesi di inchiesta. Il progetto, accettato, è diventato progetto definitivo di norma, stabilito sulla base dei commenti ricevuti, ed è stato sottoposto a votazione per approvazione della durata di due mesi al voto parallelo ISO e votazione formale al CEN.

Armonizzazione

L’allegato ZA (informativo) definisce il livello di relazione/interazione tra la EN14119, norma europea, e i requisiti essenziali di sicurezza e salute riportati all’allegato I della Direttiva Europea 2006/42/CE, pertanto ne risulterà evidenza di allineamento formalizzato con armonizzazione e pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea.

Pubblicata la norma UNI EN 15628 “Qualifica del personale di manutenzione”

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News da UNI

E’ stata pubblicata la norma UNI EN 15628:2014, col titolo “Manutenzione – Qualifica del personale di manutenzione”, entrata in vigore il 23 ottobre 2014.

La presente norma è la versione ufficiale della norma europea EN 15628 (edizione agosto 2014).
La norma specifica la qualifica del personale in relazione ai compiti da svolgere nel contesto della manutenzione di impianti, infrastrutture e sistemi di produzione.
Nella presente norma, la manutenzione di impianti ed edifici è inclusa in termini di aspetti tecnici dei servizi.
Essa costituisce una guida per definire le conoscenze, le abilità e le competenze necessarie per la qualifica del personale addetto alla manutenzione.
La norma tratta le seguenti figure professionali nell’organizzazione di manutenzione:
– Tecnico specialista di manutenzione;
– Supervisore dei lavori di manutenzione e/o ingegnere di manutenzione;
– Responsabile della manutenzione (Responsabile del servizio o della funzione manutenzione).
La norma non specifica i criteri di verifica né la formazione specialistica del personale, che è correlata allo specifico settore merceologico.

La nuova ISO9001: 2015, quali i principali cambiamenti

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È ormai certa per settembre 2015, l’emissione della nuova ISO9001 che conterrà modifiche sia di natura prettamente formale (termini, definizioni) sia operativa, ridando cosi energia e spinta ai sistemi di gestione per la qualità.

Gli obiettivi che la nuova edizione si pone sono quelli di riflettere i cambiamenti in un mondo del lavoro sempre più complesso e dinamico, di facilitare un’implementazione efficace presso le organizzazioni, di consentire verifiche di conformità efficaci, di utilizzare un frasario più semplice al fine di garantire un’interpretazione e comprensione dei requisiti la più uniforme possibile.

Si tratta ormai della quinta versione delle norme relative ai sistemi di gestione per la qualità o, meglio, della terza revisione sostanziale delle stesse. Abbiamo infatti avuto le norme edizione 1987 e 1994 seguite da quelle edizione 2000 e 2008 per giungere ora alla edizione 2015.

Leggi l’articolo completo sulla rivista Stampi (digitale).

Norma UNI EN 15628 sulla qualifica del personale di manutenzione

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È stata pubblicata dall’UNI ed è in vigore dal 23 ottobre 2014 la norma UNI EN 15628:2014 dal titolo “Manutenzione – Qualifica del personale di manutenzione”. Si tratta della versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN 15628 (edizione agosto 2014).

La norma specifica la qualifica del personale in relazione ai compiti da svolgere nel contesto della manutenzione di impianti, infrastrutture e sistemi di produzione.

Si noti come, nelle indicazioni della norma, la manutenzione di impianti ed edifici è inclusa in termini di aspetti tecnici dei servizi.

Il testo costituisce una guida per definire le conoscenze, le abilità e le competenze necessarie per la qualifica del personale addetto alla manutenzione.

L’Italia, in anticipo rispetto alle altre nazioni europee, aveva già realizzato la norma nazionale UNI 11420 “Manutenzione – Qualifica del personale di manutenzione”, nata appunto con l’obiettivo di definire, nell’ambito della manutenzione, quali sono le conoscenze, le abilità, le competenze e i requisiti formativi necessari per acquisire un livello specifico di qualifica professionale che consente di ricoprire un determinato ruolo all’interno dell’organizzazione.

Per entrare più nel dettaglio va detto che la norma considera tre figure professionali:

  • lo specialista di manutenzione (preposto e/o operativo)
  • il supervisore dei lavori di manutenzione e/o ingegnere di manutenzione
  • il responsabile del servizio o della funzione manutenzione.

Questa gerarchia su tre livelli può variare in funzione delle dimensioni e dalla struttura dell’azienda. L’obiettivo del gruppo di lavoro era infatti quello di pervenire a una norma che potesse essere applicata da qualsiasi realtà aziendale che intendesse qualificare il proprio personale addetto alla manutenzione.
La norma non è rivolta ai manutentori che operano a livelli inferiori rispetto alle figure sopraindicate.

Ovviamente con la pubblicatazione della norma europea UNI EN 15628, la precedente norma nazionale UNI 11420 è stata ritirata dal mercato. Rimane la soddisfazione e l’ orgoglio del fatto che il contributo italiano alla definizione del nuovo documento sia stato assolutamente determinante.